Nelle stanze della galleria d'Arte Moderna di Piacenza, nel 1997, è stata trafugata l'opera di Klimt "Ritratto di Signora", ritrovata a dicembre 2019 dentro una botola del giardino della stessa galleria.

 

"E' avvenuto tutto velocemente, lo ricordo ancora bene. Ho sentito dei passi rapidi ma non ho fatto in tempo a capirne la provenienza perché di colpo un pesante drappo scuro, mi ha avvolta. Il vuoto mi ha procurato un capogiro. Sentivo di non essere più appoggiata al muro. Quella sensazione di stabilità che sentivo alle mie spalle e sulla quale giacevo tranquilla, era scomparsa. Non mi stavano portando a una mostra, questo l'ho capito subito, perché conosco bene quelle procedure. Quando decidono di spostarmi per un evento avviene tutto con una precisione millimetrica, con lentezza e cura. Quella notte invece qualcosa mi ha strappata in modo violento. Ricordo poco altro di quei momenti, ma mai dimenticherò il buio assoluto in cui ero stata inghiottita e che mi toglieva anche l'aria. Qualche scossone e poi un lunghissimo silenzio. Non so quantificare quanto durò quel tempo, perché io non vivo nel tempo, non so misurarlo, io semplicemente sto. In fondo quando Gustav decise di ritrarmi lo fece per legarmi in modo indelebile alle trame di questa tela, definitivamente fissata in queste macchie di colore. Sapete tutti che sono un ripensamento, un ritocco alla giovane fanciulla che celo dietro di me, alla quale è toccata una sorte peggiore: esserci ma non essere vista. Forse questa è l'unica testimonianza del tempo che conservo dentro di me, il mio essere una giovane fanciulla trasformata in donna. E solo allora, nel buio più ostinato, coperta al mondo, provai un senso di comprensione verso la ragazza che per prima ha abitato questa tela. Io sono stata pensata e realizzata per esser vista, mostrata, ammirata, come lo fu lei in origine del resto. E invece eccoci lì, tutte e due nascoste, coperte, scomparse. Iniziarono per me lunghi voli nell'ignoto, in territori che non avevo mai visitato, attraverso sentimenti potentissimi di smarrimento ma non in quanto opera trafugata, quanto come immagine non guardata. La mia identità stessa stava vacillando in modo a me sconosciuto. Conoscevo il valore che rappresentavo perché sono sempre stata oggetto di osservazione e di interesse. E allora cos'era successo? Ripercorsi il tempo in cui venni ritratta, le discussioni sulla postura da tenere, su dove posare lo sguardo mentre venivo dipinta, la noia di stare così tante ore in posa e il freddo che entrava dalla finestra dello studio. Eppure questa posizione rivolta verso l'esterno del quadro mi ha sempre incuriosita. Ho sempre provato l'attrazione di andarmene da qui, di correre fuori, altrove, e vedere cosa accadeva. Mi sono sempre sentita di passaggio, e qualcuno quella notte mi tolse al posto mio. Lo trovo anche divertente da un certo punto di vista. Poi di colpo fu di nuovo luce, un bagliore fortissimo che mi spaventò e mi destò da un lungo torpore. C'era molta gente attorno a me, molto trambusto. Venni appoggiata con molta cura sul tavolo della sala restauro e venni analizzata in ogni mia parte, come avvenne quando scoprirono l'esistenza della ragazza che porto qui sotto. Dopo molte premure finalmente venni riposizionata al mio posto, nella sala in cui sono stata sempre esposta e che ora era diversa da come la ricordavo. Dicono che manco da 23 anni, tanto è stato il tempo del mio sparire. Ma in quel tempo, nel tempo dell'assenza, ho scoperto finalmente cosa c'è aldilà della cornice."

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