Del disegno delle cose

Si tu hai ragione, ma io insisto nel guardare al mondo nella ricerca di un disegno privato, che abbia a che fare solo con l'essenza primordiale delle cose. Uno schizzo rapido, non calcolato, mosso da dentro, dalla segretezza di un angolo di mondo in cui l'occhio altrui non arriva. Un atto per dirsi, non per dire, per capirsi e non farsi capire. Ma tu lo sai quanto si incontrino sempre più opere finite, sculture, dipinti curati nella forma e nella tecnica; preparati per mostrarsi al mondo, allestiti per la pubblica esibizione nelle regole della comunicazione. 
Raccontami ancora di quanto la terra sporca, la fatica suda, la natura scompone, l'emozione disordina, e che assemblare tutto ciò richiede una ricomposizione del caos, una plastificazione, comporta una falsificazione presentabile. Il bozzetto sul foglio invece traccia la linfa, segue la pancia, cerca di fermare l'impeto dell'anima, solo per poter trattenere quell'istante di verità inafferrabile e sempre mutevole, mai consegnabile al mondo. Tu ne fai in continuazione, a raffica, istantanee del tuo vivere, del tuo curioso desiderio di indagare. Ed è lì che mi incanto, che vorrei sedermi e osservare la tua mano che senza meta guida quella vecchia matita di legno che sul bianco cerca una strada, una direzione, una risposta, o una domanda nuova. Scoprire, in quegli atti liberi, che il foglio non è bianco ma pieno di spazio.

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